Circa 200 artisti sono coinvolti nella nuova edizione di Arscode il gioco dell’arte.
Davvero uno sforzo notevole, in termini di relazioni e di produzione. Ma, come sempre, le grandi avventure sono il nostro pane quotidiano…
Così, con l’obiettivo di voler dare voce agli artisti stessi, abbiamo pensato di realizzare piccole interviste, per far conoscere più in profondità la loro poetica e le opere con cui giocheremo… Con frequenza almeno settimanale, cercheremo di essere puntuali per presentarvi un artista in un dialogo diretto. Ci piace pensare che, giocando con le loro opere, possiate appassionarvi sempre di più ed individuare i vostri artisti preferiti!
Proseguiamo le nostre interviste con Mona Lisa Tina!
Quali sono i materiali che ami utilizzare?
Non so se si possa definire con il termine “materiale” il corpo, ma di certo nella mia indagine artistica è il medium privilegiato, dal quale ha origine ogni mio intervento performativo. Considerando l’altro come un mistero, che simbolicamente ci interpella ed interagisce in modo emotivo e profondo, mi sorprende sempre la comunicazione silenziosa ed empatica che si viene a creare durante l’articolarsi di ogni azione con chi partecipa.
Per rispondere alla domanda che poni, anche altri strumenti espressivi come foto e video vengono spesso integrati all’interno della mia indagine artistica, sia come parte installativa e di estensione del progetto, sia come vere e proprie opere autonome.
Nell’attuale società, qual è e, soprattutto, quale dovrebbe essere il ruolo di un artista?
Forse potrà sembrare un po’ insolita la mia risposta, ma credo fortemente che l’artista dovrebbe rivestire il ruolo autorevole e profondo di guida spirituale: non in senso buonista, per intenderci, ma al contrario condividendo con l’esterno una visione delle cose, con responsabilità, etica, onestà intellettuale e cura del bene comune.
Lo specchio della realtà contemporanea ci propone ogni momento sofferenza, crisi, violenza e povertà; sembra quasi, in linea generale, che tutti noi restiamo di fronte ai fatti completamente indifferenti e continuiamo a vivere anestetizzati e succubi di quanto avviene nel mondo.
Mi rifiuto di pensare che l’esistenza debba andare avanti in questo modo. Sono fermamente convinta infatti che l’artista, come voce sensibile e intelligente, possa dare e fare tanto con la propria arte. Non si tratta più di realizzare opere che funzionino esteticamente e per il mercato: è necessario sviluppare concetti traducibili in interventi artistici profondi, che stimolino e invitino le coscienze a riflettere molto seriamente sui temi di attualità che perennemente ci affliggono.
Se avessi l’opportunità di passare un paio d’ore con un grande personaggio del passato, chi sceglieresti e perché?
Passerei un paio d’ore con Gesù Cristo, anche se non abbiamo prove fisiche certe che attestino la sua esistenza, al di là di quanto professi la Chiesa Cattolica. Trascorrerei del tempo con lui perché è stato capace di trasmettere con i propri insegnamenti: una visione di vita comunitaria, etica e compassionevole, illuminante, troppo difficile per essere compresa dai suoi contemporanei ma troppo importante e preziosa per non farne tesoro ancora oggi.
Forse a suo modo è stato un artista relazionale, un performer assoluto coerente con i suoi principi fino alla morte in croce; certamente una personalità complessa, mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più vicino, una figura profondamente solitaria ma un notevole trascinatore e modulatore di masse.
Siamo curiosi di conoscere il concept della tua opera, con cui tutti potranno giocare… Ti va di raccontarci qualcosa?
Si tratta di due scatti, Bianco1 e Nero1, sviluppati all’interno del progetto più ampio dal titolo Primario (2020-2021), in cinque serie: Rosso, Nero, Blu, Bianco, Giallo. Ogni serie è dedicata alla forza primigenia del colore primario, sviscerato nel suo significato simbolico e su più livelli di interpretazione. Il colore rappresenta l’unico elemento di congiunzione tra il mio corpo e lo scenario naturale che mi accoglie.
Sia in Nero1, sia in Bianco1, la mia identità e la mia appartenenza di genere sono volutamente celate e non è data a chi guarda la possibilità di riconoscermi. Si tratta di una scelta estetica profondamente insita nell’evoluzione della mia indagine artistica, che presuppone da un lato il desiderio di permettere a chiunque osservi di assegnarmi un ruolo o di canalizzare su di me riflessioni personali, dall’altro la necessità di sottolineare la dimensione più eterea e sensibile dell’essere, che è sempre più forte e viva di qualunque particolare stato emotivo o psicologico di disperazione e solitudine ci si trovi a fronteggiare. Gli elementi ricorrenti delle due foto sono sempre il corpo e lo spazio naturale, in un’atmosfera onirica di sospensione e attesa.
Le Carte con le opere di MONA LISA TINA sono inserite in queste scatole


